Illustrare, i motivi per i quali si è indetta quatta assemblea pubblica è DOVEROSO, oltre che opportuno, nei confronti della collettività dell’intera montagna materna.
All’indomani della notizia che riguardava la chiusura delle due sale operatorie, effetto delle verifiche tecniche disposte sulle stesse dalla direzione generale della ASL n. 5 per riscontrarne l’efficienza e la idoneità, l’amministrazione comunale, mostrando sensibilità al problema, convocò, alla presenza dei sindaci e rappresentanti dei comuni dell’area, un consiglio comunale aperto, al fine di individuare metodologie, strategie, comportamenti da assumere per giungere con tempestività ed oculatezza alla soluzione del problema.
Prima conseguenza fu la nascita e costituzione di un comitato civico che, oggi, prende il nome di comitato “Pro Ospedale”.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica e mostrare una esistenza (spesso negata o sottovalutata) agli organi della ASL n. 5, fu costituito presso la struttura ospedaliera un presidio permanente, h24, che vide, la presenza del personale sanitario, degli amministratori, dei segretari politici locali e delle energie della cosiddetta società civile.
Tale coesistenza tra le forze sociali ed i rappresentanti dell’attuale amministrazione, nel lodevole intendimento di muoversi come unico corpo, anziché accelerare la soluzione del problema, di fatto ne ha decretato il rallentamento..
Si usa dire che i tempi della politica sono tempi lunghi. La politica è ragionamento, mediazione…., la politica è proposta, la politica è incontro, la politica è confronto …
Incontro… confronto, ma tra chi? Tra i rappresentanti locali e quelli provinciali e/o regionali? Tra gli amministratori e la collettività?
A ben vedere, dal mese di giugno ad oggi, i politici locali, per loro stessa ammissione, hanno avuto incontri (ufficiali) con i delegati regionali solo in una occasione, trascorrendo il rimanente tempo in attesa di ulteriori aperture regionali (delle quali ora si chiede conto) mancando di aggiornare la collettività sugli sviluppi o stagnazioni dell’azione intrapresa.
Nel frattempo (cioè dal giorno della comunicazione della chiusura delle sale operatorie ad oggi) varie notizie, vere o false, si sono susseguite ed inseguite, destando allarme e preoccupazione o tranquillità e ottimismo.
L’assenza di aggiornamenti da parte dell’amministrazione comunale ha fatto sorgere la necessità per il comitato, da un lato di sollecitare l’amministrazione ad un momento di ulteriore confronto, dall’altro di invitare la popolazione, sovrana e destinataria delle altrui decisioni, ad assumere conoscenza del problema e responsabilità nelle decisioni, anche e soprattutto, nella considerazione che la politica è, prima di tutto, rappresentanza.
L’aver delegato, giustamente, la soluzione dei problemi della sanità (e non solo) ad altre persone, in ossequio al richiamato principio di rappresentanza, non può e non deve però sottrarre spazio ad iniziative popolari tese alla salvaguardia, alla tutela alla rivendicazione di prerogative e diritti da troppo tempo sopiti.
Come se, per il caso che stiamo trattando, il decidere dove ricoverarsi o dove ricevere assistenza e cura fosse una scelta dell’amministratore di turno piuttosto che del paziente.
Il sopravvento della razionalizzazione dell’offerta sanitaria ha fatto sì che i nostri amministratori del passato (ma speriamo non anche del presente o del futuro) abbiano accettato, e per il loro tramite noi stessi, quasi passivamente nel corso del 2001, la soppressione del reparto di ortopedia.
Sempre in virtù del sopra citato concetto della razionalizzazione, ancora una volta abbiamo subito la chiusura dei reparti di Ginecologia e Pediatria.
Ora il trionfo dei ricavi sui costi si corona con la paventata ipotesi di soppressione del reparto di chirurgia e con esso il collegato reparto di urologia che vede nella temporanea chiusura delle sale operatorie, un passaggio strategico, forse obbligato ma decisivo.
In tale prospettiva l’attenzione dimostrata dal direttore generale della nostra ASL è stato esemplare.
Ma egli si è contraddistinto anche per la prontezza con la quale ha posto rimedi a varie critiche situazioni.
Lodevole, ad esempio, il suo tempismo dimostrato quando, in assenza dei requisiti minimi di compatibilità del mantenimento delle attività chirurgiche con l’esigenza di garantire la sicurezza dei pazienti e degli operatori, ha decretato la chiusura delle sale operatorie.
Così come lodevole è la programmazione degli interveti strutturali e non in campo sanitario, meglio nota come PAL, piano attuativo locale, al quale egli ha fattivamente partecipato. In tale documento viene privilegiata la tutela della patologia cronica piuttosto che di quella acuta, visto l’irrimediabile processo di invecchiamento cui va incontro la popolazione della Montagna materana.
Ora, se il dirigente dovesse sostenere di aver raggiunto tutti i punti programmatici dettati dal pal o dalla politica, lo invitiamo a seguire tre semplici, doverosi ed opportuni suggerimenti:
in relazione al dono della preveggenza di cui il dirigente e gli organi politici sembrano dotati, si attivi (il dirigente) per decretare la morte biologica, prima ancora che psicologica, delle aree interne, ritardando ancora di più se possibile, la realizzazione di un elisuperficie o l’attribuzione di un autentico punto di primo o pronto soccorso (d’altra parte, raggiungere tale obiettivo, cioè quello della morte biologica, non è così difficile, basti pensare che per essere soccorsi dall’eliambulanza, bisogna trascorre, in ambulanza, circa 15 minuti per raggiungere il primo punto di atterraggio privo di rischio, sempre che non sia nevicato o che nel frattempo, le strade non siano franate);
si avvii, inoltre, la chiusura delle scuole superiori e, perché no, anche di quelle inferiori…trasferendo le stesse, magari a Tinchi o Policoro (tanto…. si tratta solo di dare una spintarella ad un processo che appare incontrovertibile);
da non sottovalutare, poi, l’ipotesi di richiedere al Ministro degli Interni la chiusura della locale stazione dei Carabinieri (stante la prevalenza di popolazione ultra sessantacinquenne, poco propensa a delinquere o a commettere omicidi).
Se non fosse per la gravità della situazione, potremmo anche riderci sopra, ma la verità è che l’onnipotente dirigente ha smarrito la strada, dimenticando che egli è e deve essere un semplice, umile esecutore di progetti che attengono al piano della politica e non a quello della gestione.
Risponda, in tale ottica, il dirigente delle lacune che la stessa commissione tecnica ha evidenziato quando ha rilevato l’assenza di manutenzione di molti impianti dedicati alle sale operatorie.
Risponda il dirigente dei numerosi ed assai frequenti disservizi che la struttura ospedaliera offre, con tanta attenzione, alla popolazione della montagna materana.
Così come sarebbe opportuno rispondere, dettagliando i motivi per i quali, pur in presenza di una raccomandazione della stessa commissione tecnica, il dirigente ha ignorato e continua ad ignorare che i tempi di percorrenza che separano la struttura ospedaliera di Stigliano da quella più vicina (Policoro), cronometrata dalla commissione tecnica in 50 minuti, contravvengono alle più elementari attenzioni che meriterebbe la tutela della salute, pena seri o definitivi rischi per la salute.
Ove ordini impartiti dall’alto fossero illegittimi o peggio illegali, ma anche semplicemente immorali, dovrebbero imporre, ad un tecnico coscienzioso, dotato di alto senso del dovere e di responsabilità, di rifiutarsi di eseguirli anche a costo di dimettersi.
Ove invece tali iniziative avessero come autore lo stesso dirigente….beh… allora bene farebbe la politica a rimuoverlo immediatamente.
Nell’uno e nell’altro caso non sembra esserci altra alternativa alla immediata SOSTITUZIONE dell’attuale dirigente.
La politica, invece, pur nelle differenziazioni e nelle opportunità delle scelte, è tenuta, obbligata a tutelare l’integrità dell’offerta sanitaria.
Di fronte ad un processo di invecchiamento l’impresa privata, per vocazione indirizzata all’UTILE, opera scelte legate alla realtà territoriale. Indirizzerà, le sue attività, la sua produzione in coerenza con quella che è la domanda locale.
Ma la politica è altra cosa. La politica dovrebbe impegnarsi a rimuovere gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo integrale di un territorio, piuttosto che accompagnare, con rassegnazione o incrementare con calcolo il declino di un’intera area.
Vi rassicuriamo, comunque, …all’esame del comitato non vi è solo la protesta.
Attendendo risposte concrete in primis dalle amministrazioni comunali e poi dalla cittadinanza sulle azioni o iniziative da intraprendere, garantiamo che stiamo lavorando per presentare una proposta utile, coerente e sostenibile, senza abbandonare l’attualità, sulla quale, per tutelare la dignità delle persone, stiamo valutando tutte le forme di tutela giuridica contro atti e fatti di sopraffazione ed arroganza.
La “Missione” principale di un ospedale è quella di assicurare adeguati livelli di assistenza anche e soprattutto nell’emergenza, dal territorio sino alla definitiva collocazione del paziente, con un percorso privo di interruzioni della delicata catena della sopravvivenza.